Norme Tecniche di attuazione del Piano Strutturale

art. 68 Ambiti e pericolosità idraulica

Nel territorio comunale di Castelnuovo Berardenga, seguendo le indicazioni contenute nel P.I.T. e nel P.T.C.P. sono state definite le seguenti 4 classi di pericolosità (Fi07 scala 1:10.000):

CLASSE DI RISCHIO PERICOLOSITÀ IDRAULICA
1Irrilevante
2Bassa
3Media
4Elevata

Nella individuazione delle suddette aree si è preso atto dell'art 65 commi 1-4 e dell'art.74 comma 1 della D.C.R. 12/2000 e tenuto conto di quanto contenuto nel P.T.C.P., per cui, con l'adozione del presente strumento urbanistico comunale, devono essere considerate superate le salvaguardie della D.C.R. 230/98 e delle norme sopra citate.

- Definizione degli ambiti

Su indicazione dell'URTAT sono riportati sulla cartografia anche gli ambiti B della ex. DCR 230/1998 relativa ai seguenti corsi d'acqua:

TIPO FIUME NOME FIUME CODICE AMBITO
TORRENTEAMBRASI2444AB
TORRENTEAMBRELLASI2445A
FIUMEARBIASI706AB
FOSSOAVANZINA O MONACILIASI856A
BORROBAGNACCIOSI1A
BOTROBAGNACCIOSI247AB
BORROBORNIA O BORNICASI33AB
TORRENTEBOZZONESI2489AB
FOSSOCOGGIASI1073A
TORRENTEMALENA E BORRO DI SESTACCIOSI2687AB
FOSSOMALENA MORTA DELLASI1782AB
BOTROMULINACCIOSI383A
FIUMEOMBRONESI737AB
BOTROQUERCIOLASI405AB
BOTROREGGINESI411AB
BOTROSCAGGIONE DELLOSI455A
BOTROSCHEGGIOLLA DELLASI458A
BORROSORRIONESI182A
TORRENTESTAGGIASI2867AB
BORROVENA DELLASI387A

La carta degli ambiti e della pericolosità idraulica individua, laddove previsto dalla normativa - corsi d'acqua elencati nella tabella soprastante, di cui al punto b del comma 2 dell'articolo 65 della delibera n.12 del 25 Gennaio 2000, gli ambiti fluviali come previsto nella sopra citata Delibera agli articoli 75 e 77. Per il restante reticolo idrografico del territorio comunale vengono delimitate le classi di pericolosità idraulica. Secondo l'articolo 5 della suddetta deliberazione nel territorio in esame devono essere individuati gli ambiti fluviali A1 e B, per i fiumi menzionati in tabella, al fine di poter applicare i vincoli e le prescrizioni previste dalla stessa.

Si individuano in tal modo:

Ambito A1

Si applicano agli interventi in ambito denominato "A1" definito "di assoluta protezione del corso d'acqua", che corrisponde agli alvei, alle golene, in ambito A della tabella, nonché alle aree comprese nelle due fasce della larghezza di ml. 10 adiacenti a tali corsi d'acqua, misurate a partire dal piede esterno dell'argine o, in mancanza, dal ciglio di sponda.

Ambito B

Si applicano per le previsioni urbanistiche nell'ambito denominato "B" comprendente le aree potenzialmente inondabili in prossimità dei corsi d'acqua elencati nella tabella, che possono essere necessarie per gli eventuali interventi di regimazione idraulica tesi alla messa in sicurezza degli insediamenti. Tale ambito corrisponde alle aree a quote altimetriche inferiori rispetto alla quota posta a due metri sopra il piede esterno d'argine o, in mancanza, sopra il ciglio di sponda. Il limite esterno di tale ambito è determinato dai punti di incontro delle perpendicolari all'asse del corso d'acqua con il terreno alla quota altimetrica come sopra individuata e non potrà, comunque, superare la distanza di metri lineari 300 dal piede esterno dell'argine o dal ciglio di sponda. Data l'impossibilità di rappresentazione del grafismo relativo alla fascia A1 alla scala scelta per la carta degli ambiti e della pericolosità idraulica, si è preferito indicare i soli corsi d'acqua ricadenti in ambito A1.
Al fine di individuare geometricamente le fasce ricadenti in ambito B si è proceduto alla creazione, in automatico, di una serie di sezioni morfologiche della lunghezza di 300 metri, perpendicolari al corso d'acqua e distanziate fra loro di 10 metri, con centro sul corso d'acqua come rappresentato sulla CTR.
Tali sezioni sono state prodotte sulla base del modello digitale del terreno elaborato a partire dai dati altimetrici delle carte tecniche regionali in scala 1:10.000. Per ogni sezione si sono confrontate, sempre in automatico, le quote altimetriche con la quota posta a 2 metri sopra il piede esterno dell'argine o sopra il ciglio di sponda nel punto di passaggio della sezione stessa.

- Definizione della pericolosità idraulica

Su tutto il territorio comunale di Castelnuovo Berardenga sono individuate le classi di pericolosità idraulica definite dal DCR n. 94 del 1985, con le modalità ed i vincoli previsti dall'articolo 80 della delibera n. 12 del 25 Gennaio 2000.

CLASSE 1 PERICOLOSITÀ IDRAULICA IRRILEVANTE O NON CLASSIFICATA
Aree collinari o montane prossime ai corsi d'acqua per le quali ricorrono le seguenti condizioni:
  • non vi sono notizie storiche di precedenti inondazioni;
  • sono in situazione favorevole di alto morfologico, di norma a quote altimetriche superiori di ml. 2 rispetto al piede esterno dell'argine o, in mancanza, al ciglio di sponda.
  • In tali aree non sono necessarie considerazioni sulla riduzione del rischio idraulico.
CLASSE 2 PERICOLOSITÀ IDRAULICA BASSA
Aree di fondovalle per le quali ricorrono seguenti condizioni:
  • * non vi sono notizie storiche di precedenti inondazioni;
  • * sono in situazione di alto morfologico rispetto alla piana alluvionale adiacente, di norma a quote altimetriche superiori a ml. 2 rispetto al piede esterno dell'argine o, in mancanza, al ciglio di sponda.
In tali aree sono necessarie considerazioni, anche a livello qualitativo, che definiscano il grado di rischio idraulico riferito ad un tempo di ritorno di duecento anni, da eseguirsi in fase di determinazione della fattibilità dell'intervento.
CLASSE 3 PERICOLOSITÀ IDRAULICA MEDIA
Aree per le quali ricorre almeno una delle seguenti condizioni:
  • * vi sono notizie storiche di inondazioni;
  • * sono morfologicamente in situazione sfavorevole, di norma a quote altimetriche inferiori rispetto alla quota posta a ml. 2 sopra il piede esterno dell'argine o, in mancanza, sopra il ciglio di sponda.
Rientrano in questa classe le aree di fondovalle non protette da opere idrauliche per le quali ricorre una sola delle condizioni di cui sopra.
Relativamente alle aree di questa classe di pericolosità deve essere allegato, allo studio di fattibilità degli interventi, uno studio anche a livello qualitativo che illustri lo stato di efficienza e lo schema di funzionamento delle opere idrauliche ove presenti o che comunque definisca il grado di rischio. I risultati dello studio dovranno costituire elemento di base per la classificazione di fattibilità degli interventi e ove necessario indicare soluzioni progettuali tese a ridurre al minimo possibile il livello di rischio ed i danni agli interventi per episodi di sormonto o di esondazione.
Nel caso in cui risultino già delle strutture o insediamenti all'interno dell'area soggetta a fenomeni di inondazione dovranno essere previsti interventi di messa in sicurezza atti alla riduzione del rischio, ma non alteranti il livello dello stesso nelle aree adiacenti. Tali interventi dovranno dimostrare il raggiungimento di un livello di rischio di inondazione irrilevante per piene con tempo di ritorno superiore a duecento anni e dovranno essere coordinati con altri eventuali piani idraulici esistenti.
CLASSE 4 PERICOLOSITÀ IDRAULICA ELEVATA
Aree di fondovalle non protette da opere idrauliche per le quali ricorrono entrambe le condizioni di cui al precedente punto. Queste aree devono considerarsi di assoluta protezione del corso d'acqua e corrispondono agli alvei, alle golene e agli argini dei corsi d'acqua, nonché alle fasce, di norma larghe 10 metri, adiacenti ai corsi d'acqua, misurate a partire dal piede esterno dell'argine o, in mancanza, dal ciglio di sponda.
Relativamente a queste aree deve essere allegato allo strumento urbanistico attuativo uno studio idrologico-idraulico che definisca attraverso i normali metodi dell'idrologia con precisione il livello di rischio relativo all'area nel suo complesso, i risultati dello studio dovranno costituire elemento di base per la classificazione di fattibilità degli interventi. Nel caso in cui dallo studio risulti che l'area interessata è soggetta a fenomeni di inondazione con tempi di ritorno compresi tra 0 e 20 anni i nuovi strumenti urbanistici generali o loro varianti non dovranno consentire previsioni edificatorie salvo che per infrastrutture a rete non diversamente localizzabili a condizione che per queste ultime si attuino tutte le precauzioni necessarie per la riduzione del rischio idraulico a livelli compatibili con le caratteristiche dell'infrastruttura.
Nel caso in cui dallo studio risulti invece che l'area interessata è soggetta a fenomeni di inondazione con tempi di ritorno superiori a 20 anni potranno essere previsti interventi di messa in sicurezza atti alla riduzione del rischio ma non alteranti il livello dello stesso nelle aree adiacenti. Tali interventi dovranno dimostrare il raggiungimento di un livello di rischio di inondazione per piene con tempo di ritorno superiore a cento anni e dovranno essere coordinati con altri eventuali piani idraulici esistenti.

Alla cartografia sono stati sovrapposti anche i retini relativi alle aree, recepite tal quali dai PAI dell'Ombrone e dell'Arno, con classi di pericolosità idraulica 3 e 4 per le quali si applicato le relative norme di piano (in allegato), cosi come le aree (ASIP) destinate agli interventi per la riduzione del rischio idraulico (casse di espansione).

Nella cartografia sono individuate le aree PIE-PIME e PI3-PI4, recepite tal quali dai PAI dell'Ombrone e dell'Arno, per le quali si applicato le relative norme di piano, cosi come le aree (ASIP) destinate agli interventi per la riduzione del rischio idraulico (casse di espansione).